Diverse persone al mondo non hanno mai sentito parlare di  nanomedicina,  un termine troppo complesso per capire a fondo di cosa si tratti, e di che  cosa riguarda, solo in un lontano futuro le nanotecnologie  circonderanno le nostre vite di tutti i giorni: occhiali, computer, navigatori, telefoni cellulari e cosmetici sono alcuni dei moltissimi campi di applicazione, a cui si aggiunge la medicina, e in particolare l’oncologia. Per capirne di più è necessario sapere che un nanometro equivale a un miliardesimo di metro, l’unità di misura con cui si calcolano gli atomi e le molecole. Difficile percepire  qualcosa di così minuscolo, nonostante ciò e su questa scala che lavorano i biologi, chimici, fisici o chi per sé  si occupa di nanotecnologie, creando in ambito medico materiali, strumenti e sistemi farmacologici talmente piccoli da poter interagire con le cellule. Su queste tecnologie ultrapiccole vengono sperimentate in oncologia su due fronti:

  • individuare la malattia il più presto possibile;
  • Cercare di portare dentro alle cellule cancerose i farmaci, in modo che siano efficaci al massimo contro il tumore e tossici il minimo possibile per i tessuti sani.

E’ importante sottolineare che non stiamo parlando di terapie o strumenti che saranno disponibili in tempi lunghi, i primi farmaci nanotech, fra cui la doxorubicina liposomiale (ancora oggi impiegata per curare tumori di seno e ovaio, sarcomi di Kaposi e neoplasie pediatriche), sono stati approvati quasi 20 anni fa, oggi sono circa una dozzina quelli già in clinica e molti sono poi quelli allo studio dei ricercatori.

Altre nanotech invece sono in fase di laboratorio e lontani dal letto del paziente, altri più vicini alla sperimentazione sui malati. Anche per la radioterapia sono già in atto grandi cambiamenti: si possono usare dei nanovettori che portano a destinazione solo nell’organo e nelle cellule malate delle particelle che vengono poi “scaldate” dall’esterno con radiazioni non dannose per l’organismo come nel sistema laser.Il calore  dei nanovettori si aprono, come mine che esplodono, rilasciando l’energia che brucia il tumore, risparmiando del tutto le parti sane. Una tecnica già in uso in Germania, all’ospedale Charité di Berlino, contro il glioblastoma cerebrale, usando nanoparticelle di ossido di ferro irradiate tramite energia magnetica.

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